Certosa di Zice, il monastero della valle di San Giovanni

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Certosa di Zice, Slovenia © Andrea Lessona

Certosa di Zice, Slovenia © Andrea Lessona

Nel verde della valle di San Giovanni Battista, il bianco dipinge i tratti gotici rinascimentali della certosa di Zice: un antico monastero dal grande valore storico culturale nel cuore della Bassa Stiria, oggi zona nord-orientale della Slovenia.

Qui, a fianco di un ruscello che ascolto scorrere gorgogliante, nel 1160 il marchese Otokar III della nobile famiglia dei Traungau, dopo un sogno rivelatore, decise di far costruire un complesso per i monaci della Grande Certosa di Grenoble.

Fu così che i lavori, iniziati cinque anni dopo, regalarono a questa zona la certosa di Zice – una delle più antiche dell’Europa centrale, e primo monastero certosino lontano dall’Italia e dalla Francia.

Sul modello originale transalpino, la certosa di Zice venne divisa in un complesso superiore e uno inferiore. Il primo era la dimora di 12 monaci, dediti al silenzio e alla preghiera e aveva la grande chiesa di San Giovanni Battista che ha dato nome all’intera valle.

Il secondo, l’Ospedaletto, dava rifugio a 16 frati conversi: svolgevano lavori artigianali (molitura, produzione di mattoni e vetro), e si occupavano dei viandanti. Per loro c’era la chiesa più piccola, consacrata alla Beata Vergine Maria.

Ancora oggi, nonostante l’abbandono della comunità religiosa per l’editto di Giuseppe II d’Asburgo nel 1782, la certosa di Zice ha mantenuto questa impostazione. E conservato molte delle fortificazioni del XV e XVI secolo, realizzate durante le invasioni turche e le ribellioni contadine.

Nel complesso superiore, posso così vedere alcuni manoscritti dei centoventi sopravvissuti: erano parte della collezione originale di duemila esemplari custoditi nella biblioteca del monastero – nel 1487 era considerata una delle più grandi al mondo.

Questo perché, l’ordine della certosa di Zice accettava solo persone con una buona conoscenza delle lingue straniere (greco, latino e tedesco) e con grandi abilità amanuensi per diffondere il Verbo attraverso la parola scritta.

Grazie ai trentennali sforzi di ristrutturazione, posso ammirare i tredici pannelli che raccontano la fatica per riportare il monastero alla sua foggia originale. E rimanere estasiato di fronte al tris cristallino di Konjice.

Tre linee di esemplari unici, ornati con spettri di colore e un gioco di luci e ombre con una storia preziosa e lontana, che formano un capolavoro trino della certosa di Zice: la coppa nuziale, il calice della città e la coppa.

Attraversando il cortile da cui ero entrato prima, raggiungo lo stabile aziendale restaurato: qui si trova la bottega dell’erborista dove vengono venduti i prodotti confezionati secondo le antiche ricette dei monaci.

Gli ingredienti si trovano là fuori, nel giardino delle erbe: mani esperte le coltivano, le colgono e poi le lavorano per preparare delizie fresche dal sapore antico, e conservare così la memoria della certosa di Zice.

Per approfondire
Wikipedia

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