Isola, Slovenia di storia e mare

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Isola, Slovenia © Andrea Lessona

Isola, Slovenia © Andrea Lessona

Ancorate nel porto di Isola, le vecchie imbarcazioni in legno sognano il mare di fronte. Mentre le guardo penso che sino a pochi anni fa il loro ventre pieno di pesce sfamava questo angolo di Slovenia affacciato sull’Adriatico.

Trasparente e pulito, riflette la cittadina da quando alcuni profughi aquileiesi arrivarono qui nel VII secolo. E la fondarono. Menzionato per la prima volta come Insula nel 932 d.C., nel documento Liber albus, l’insediamento appartenne alla Repubblica di Venezia dal 1280 sino al 1797.

E ancora oggi, attraversando Isola, si notano indelebili i segni della dominazione veneziana. Le vie strette e acciottolate dove abitano 15 mila persone, rivelano edifici d’antica foggia dietro cui sei chiesette preziose trattengono la fede e le speranze di chi non c’è più.

Rivivono ogni giorno nelle preghiere dette sulla collina dove sorge il duomo di San Mauro: dal suo campanile diviso dalla chiesa, si gode una vista splendida di questo lembo di terra, una volta circondato dal mare, e ormai legato al resto del continente.

Furono i francesi a imprigionare Isola: nel XIX secolo abbatterono le mura cittadine e con i loro resti colmarono il canale che la divideva dal resto della costa. Una nuova via benedetta e subito usata dai primi turisti.

Calle di Isola, Slovenia © Andrea Lessona

Calle di Isola, Slovenia © Andrea Lessona

Iniziarono ad arrivare qui nel 1824, solo quattro anni dopo che il frate minorita Vascotto aveva scoperto le acque di mare sulfuree. In breve tempo, i benefici si esaurirono. E le terme pure. Ma la zona era ormai diventata famosa, e la gente continuò a venirci per il clima dolce, l’accoglienza ospitale, il cibo squisito.

Anche nel periodo jugoslavo quando la fabbrica per la conservazione del pesce lavorava a pieno regime. Oggi ne resta la ciminiera spenta: la sua ombra di 64 metri – la più alta di tutta la costa – cade obliqua sul nuovo porto turistico di Isola.

Lì, imbarcazioni moderne attraccano la loro stazza imponente e straniera, protette dal cemento gettato sul passato e una storia millenaria. Come quella che visse a sud della cittadina, non lontana da qui.

Sono i resti della Villa romana marittima, sulla spiaggia di San Simone. La costruzione, dotata di un piccolo porto, risale al 25-10 a.c. I vani, impreziositi da mosaici bianco-neri, hanno un valore inestimabile.

Come la casa di Manzioli, sull’omonima piazza. Realizzata nel 1470, è un edificio borghese in tipico stile veneziano che prende il nome da Tommaso Manzioli, all’epoca sindaco di Isola che partecipò anche alla costruzione del “mandracchio”.

Lì vicino, si trova lo storico palazzo di Domenico Lovisato, scienziato e patriota isolano. Attraversando le vecchie calle, dove si sente parlare italiano, mi avvio verso il museo Parenzana. Porta lo stesso nome della ferrovia a binario singolo che tra il 1902 e il 1935 collegava Trieste a Parenzo.

Prima di ammirare le sue raccolte di giocattoli antichi e la mostra sul popolo degli Histri, gli indomabili guerrieri di queste zone, guardo ancora una volta il porto di Isola: le vecchie imbarcazioni in legno ancorate sognano sempre il mare di fronte.

Per approfondire:
Wikipedia

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