La Lubiana di Jože Plečnik

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Tromstovje, il triplice ponte di Lubiana © Andrea Lessona

Tromstovje, il triplice ponte di Lubiana © Andrea Lessona

Lubiana scorre riflessa sotto il Tromstovje. Il Triplice Ponte lega in tre arcate le sponde del fiume Ljubljanica. Trino come l’eterno e il senso che a questa città ha voluto dare uno dei suoi figli più nobili: Jože Plečnik.

L’architetto sloveno l’ha pensata, modellata, scolpita nell’ingegno e poi l’ha riedificata: prima nello spirito, poi nella carne marmo degli edifici. L’arte è per lui messaggio esistenziale che determina coscienza. Quella del centro urbano ma soprattutto di un popolo che deve essere orgoglioso delle sue radici e manifestarle.

Plečnik, nato nella capitale della Slovenia il 23 gennaio del 1872, è figlio della formazione austriaca e praghese maturate negli studi di Graz e Vienna; nell’esperienza della Spezialschule für Architektur di Otto Wagner e nei lavori e nell’insegnemento alla Scuola di Arti Applicate di Praga dove risiede dal 1911.

Rientrato nel suo “borgo natio” nel 1921 ha impiegato trent’anni della sua vita per ridare vita a Lubiana. Pochissime città al mondo sono state modellate così nell’anima da un solo uomo come questa: qui tutto parla di lui, è lui.

Me ne sono accorto oggi, attraversando il Tromstovje, per scoprire la cittadina. L’ho camminata nell’ombra di Jože Plečnik, seguendone i passi quando trasformò l’arte secessionista e barocca, e l’arricchì di elementi architettonici classici d’ispirazione greca e romana. Li mischiò unendoli a una nuova vecchia amalgama di motivi tipici della tradizioni bizantina, islamica, dell’antico Egitto e popolare.

Perché il passato non è solo memoria ma ispirazione viva cui attingere per proiettarsi verso il futuro. Un futuro al quale iniziò a lavorare giovane, partendo proprio dalla sua abitazione dove son potuto entrare e vedere il luogo in cui il pensiero di Jože Plečnik prendeva forma nella mente e diventava disegno. Oggi questa casa è parte del Museo dell’Architettura di Lubiana.

Ma il mio viaggio tra le opere slovene della sua vita mi ha portato prima lungo le rive della Gradascica e della Ljubljanica che rivide e riprogettò secondo un suo particolare senso dell’eterno. Come il ponte e l’approdo di Trnovo.

Poi ho continuato a camminare lungo le mura romane realizzate tra il 1932 e 1938, e sono arrivato sulla piazza Trg Francoske Revolicije. Lì ho ammirato la colonna lirica del 1929, il monumento del poeta sloveno Gregorcic e il complesso di Krizanke, l’ultima sua grande opera iniziata nel 1951 e terminata nel 1956.

Superato il fiume, mi son trovato su piazza Levstikov Trg (1927) e lo spazio circostante la chiesa di San Floriano. Da qui ho raggiunto il mercato coperto e i portici con i negozi. Poco più in là ho visto il Ponte dei Calzolai che lui ha ricostruito e ho riattraversato il Tromstovje. Dopo aver ricevuto l’incarico di ristrutturarlo, l’architetto sloveno preferì conservare la vecchia opera, cui affiancò due arcate laterali: e creò il Triplice Ponte.

Ma il suo ingegno vulcanico non si esaurisce qui: poco prima che scoppi la Seconda Guerra Mondiale, Jože Plečnik progetta, tra il 1938 e il 1940, il Cimitero di Zale (1938 -1940). L’ho raggiunto ieri in pullman mentre leggevo delle sue altre opere: l’edificio della ex Mutua Assicurazioni, gli interni della Camera di Commercio Artigianato e Industria (divenuta sede della Corte Costituzionale di Slovenia) e lo Stadio Centrale.

Quando l’automezzo mi ha scaricato sul piazzale del camposanto, ho varcato il maestoso portale a colonnato che divide l’area dei vivi da quella dei morti. Anche Jože Plečnik è sepolto qui dal 1957, in questo splendore architettonico in stile secessione liberty. Un altro simbolo d’eterno per l’Eterno.

Per approfondire:
Wikipedia

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