Museo del Kolovrat, la terza linea difensiva italiana

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Vista dal rifugio del museo del Kolovrat © Andrea Lessona

Vista dal rifugio del museo del Kolovrat © Andrea Lessona

Dalle feritoie delle antiche trincee, il vento entra gelido: gli occhi mi lacrimano, e la vista si appanna. Di fuori tutto sembra sfocato, quasi irreale. Eppure qui, in quello che oggi è il museo del Kolovrat è tutto vero. Anche il ricordo della disfatta di Caporetto.

Su questa catena montuosa, oggi al confine tra Italia e Slovenia, durante la prima guerra mondiale, la II Armata dell’Esercito Italiano realizzò un grande sistema articolato: posti di comando e osservazione, postazioni per cannoni e mitragliatrici, caverne e trincee.

I rilievi, di quello che ora è il museo del Kolovrat, erano la terza linea difensiva italiana per impedire la penetrazione del nemico nella pianura friulana. Ecco perché il monte, che adesso appartiene alla nazione slovena, fu militarizzato.

Cunico nel museo del Kolovrat © Andrea Lessona

Cunico nel museo del Kolovrat © Andrea Lessona

Per capire cosa successe qui, ho salito l’altipiano e sono arrivato sul Passo Solarie, poco prima dell’ex valico tra Italia e Slovenia. Vicino al rifugio, dove si parcheggiano le auto, c’è il monumento dedicato al primo caduto italiano nella Grande Guerra, l’alpino Riccardo Giusto.

Dopo cinquanta metri, una strada asfaltata in leggera salita, segnata come sentiero CAI 746, porta allo spiazzo dove si trova il pannello informativo che spiega il museo del Kolovrat.

Grazie a un imponente lavoro di recupero e conservazione della Fondazione “Poti miru v Posočju” di Caporetto, ho potuto vedere il percorso circolare che racconta la Grande Guerra combattuta quassù.

Attraversando cunicoli, trincee e superando vecchi reticolati, ho cercato di capire come, tra il freddo omicida, la mancanza di rifornimento e la speranza vana di tornare a casa, si vivesse nell’attuale museo del Kolovrat.

Almeno sino alla mattina del 24 ottobre 1917 quando la catena montuosa e le sue difese, furono bersagliate con shrapnel e granate a gas asfissiante. Quassù come nella valle morirono a frotte.

Finito di cannoneggiare, compagnie tedesche guidate dal tenente Erwin Rommel conquistarono le cime dell’attuale museo del Kolovart con un’azione di sorpresa. Le truppe italiane, inferiori di numero e mal in arnese, cedettero il fronte.

A guardarlo adesso, non mi sembra vero che questo lembo di terra sia stato sventrato dalle bombe e vergato con il sangue dei caduti. Eppure dalle feritoie delle antiche trincee, il vento continua a entrare gelido, e a raccontare la Storia.

Per approfondire:
Wikipedia

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