Museo di Caporetto, scrigno storico

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Museo di Caporetto, l'edificio © Andrea Lessona

Museo di Caporetto, l'edificio © Andrea Lessona

Nel museo di Caporetto respiro la Storia: quella scritta durante il più grande scontro della Prima Guerra Mondiale col sangue di migliaia di uomini i cui oggetti rimasti sono qui, davanti a me, in questo scrigno di pietra che li racchiude e li tramanda.

Ricordi sottratti alla terra che dal 1990 sono stati raccolti, ripuliti, catalogati e ora esposti in una struttura unica e imperdibile per chi, come me, vuole attraversare il tempo e scoprirne il peso.

Così, sin dall’ingresso del museo di Caporetto ho sentito i cent’anni trascorsi da quel 24 ottobre del 1917 quando migliaia e migliaia di soldati degli eserciti austro-ungarico e tedesco e italiano si scontrarono qui, nella valle dell’Isonzo.

E combatterono la più grande battaglia in territorio montano della Storia. Una delle prime secondo le regole della guerra lampo. La migliore operazione di sfondamento durante la Grande Guerra. Con l’Undicesima offensiva, il più grande scontro su suolo sloveno.

Museo di Caporetto, l'ingresso © Andrea Lessona

Museo di Caporetto, l’ingresso © Andrea Lessona

Al pianterreno del museo di Caporetto, lo racconta un video di venti minuti: una narrazione dettagliata per spiegare gli eventi che si possono meglio analizzare al piano superiore dell’edificio guardando il plastico del Monte Nero puntinato con le posizioni dei due eserciti.

Poi spostandosi nella sala bianca si scoprono le condizioni in cui i militari vissero due inverni rigidissimi: combatterono contro il freddo insopportabile, la neve costante, le valanghe improvvise. E molti morirono uccisi dalla Natura.

Dopo ho visitato la stanza dedicata alle retrovie e alla spiegazione del sistema di rifornimento. Poi sono entrato nella sala nera del museo di Caporetto, luogo denso di significato e riflessione sul senso della guerra per la gente comune.

Al secondo piano, un enorme plastico mostra gli eserciti disposti nell’alta valle dell’Isonzo il giorno prima della battaglia. Nella sala dedicata allo sfondamento delle truppe austro-ungariche e tedesche vengono raccontati i primi tre giorni dello scontro.

Si vedono le forze nemiche muoversi veloci, occupare la zona e il paese in cui ora si trova il museo di Caporetto, avanzare in territorio nostrano e spingere gli italiani là, oltre la linea del Piave, dove lo stranierò non passò.

Le oltre cinquecento fotografie, le cinquanta carte militari, gli schizzi dei comandi del generale italiano Cadorna e di quello nemico Kraus e del tenente Rommel, le oltre mille armi, attrezzi, uniformi medaglie e oggetti personali sono un tesoro inestimabile.

Ecco perché il museo di Caporetto, insignito nel 1992 del più alto riconoscimento sloveno in ambito museale, Valvazorjeva nagrada, e dal premio del Consiglio d’Europa nel 1993 è uno scrigno prezioso dove respirare la Storia.

Per approfondire:
Wikipedia

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