Museo privato della Prima Guerra Mondiale a Santa Lucia d’Isonzo

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Museo privato Santa Lucia d'Isonzo © Andrea Lessona

Museo privato Santa Lucia d'Isonzo © Andrea Lessona

Dal soffitto basso del garage, la luce si allarga sulle teche in legno e ne attraversa il vetro: sopravvissuti al tempo, oltre duemila reperti formano un vero e proprio museo privato della Prima Guerra Mondiale.

È stato realizzato negli anni da un padre e da suo figlio a Most na Soči, il nome sloveno di Santa Lucia d’Isonzo – frazione del comune di Tolmino. Questa collezione privata ha sede nella dépendance della loro casa.

È lì che sono finiti tutti gli oggetti che Peter ha raccolto negli anni. I primi sono apparsi quasi per caso mentre il padre ricostruiva l’abitazione nel 1976 dopo che il terremoto il cui epicentro a Gemona, in Italia, aveva fatto danni anche qui in Slovenia.

Museo privato Santa Lucia d'Isonzo © Andrea Lessona

Museo privato Santa Lucia d’Isonzo © Andrea Lessona

Durante la Seconda Guerra Mondiale, l’edificio era stato usato dalle truppe italiane d’occupazione che insieme a quelle tedesche difendevano la vicina linea ferroviaria. Ospitava persino due celle in cui furono rinchiusi cittadini sloveni.

Così, scalpellinando le mura e scavando sotto il pavimento di legno, il padre di Peter, ha trovato un tesoro fatto di pezzi bellici. Ex partigiano di Tito, l’uomo ha capito subito il valore della scoperta. E nel tempo, ha trasmesso al figlio la passione per questi reperti.

Continuando a scavare anche nella zona che ora è occupata dal piccolo giardino, ogni giorno emergevano nuovi tesori. Ma come tutte le vene anche questa era destinata a esaurirsi.

E fu così che Peter, crescendo d’età, decise di accrescere gli orizzonti e i luoghi di ricerca: col padre come mentore, nel tempo trovò sempre più materiale. Tanto che la piccola collezione privata divenne troppo grande per la sua cameretta.

Insieme decisero allora di ampliare la zona a fianco della casa: e in quello che doveva essere un garage vero e proprio oggi c’è un museo privato della Prima Guerra Mondiale.

Mentre ne attraverso gli stretti corridoi ricavati dalle teche non posso fare a meno di notare con quanta cura siano stati disposti gli oggetti rinvenuti. Come questi quasi mi parlino mentre li ammiro illuminati dalla luce bassa del garage che attraversa il vetro delle teche.

Un riflesso del tempo: che della storia è memoria.

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