Sacrario italiano di Caporetto, Sant’Antonio

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Sacrario italiano di Caporetto © Andrea Lessona

Sacrario italiano di Caporetto © Andrea Lessona

Sul colle di Gradič, arcate concentriche disegnano il profilo ottagonale del Sacrario italiano di Caporetto: mura possenti che trattengono le spoglie mortali di 7014 soldati caduti durante la Prima guerra mondiale.

Mentre dal piazzale del parcheggio salgo i gradini per raggiungerlo, la sua ombra cade pesante su di me: è stato costruito su progetto dello scultore Giannino Castiglioni e dell’architetto Giovanni Greppi a nord del paese.

Ancora oggi, la gestione del Sacrario italiano di Caporetto è a carico del nostro Stato nonostante si trovi in Slovenia. L’unico oltre i confini italici. I resti di tutti gli altri soldati italiani, caduti in terra slovena, furono traslatati a Redipuglia e Oslavia.

Scalinata del sacrario italiano di Caporetto © Andrea Lessona

Scalinata del sacrario italiano di Caporetto © Andrea Lessona

L’imponente struttura che ho di fronte fu terminata nel settembre del 1938, e venne inaugurata da Benito Mussolini, capo del governo italiano di allora. Anche lui, come ho fatto io prima, percorse la strada che dalla piazza principale del paese sale al piazzale.

Oggi, lungo il tracciato zigzagante, tra i rami cadenti degli alberi, si vedono le 14 stazioni della via Crucis. Le stesse che, raffigurate in modo diverso, intuisco nella penombra della chiesa di Sant’Antonio. Consacrata nel 1696 è parte integrante del Sacrario italiano di Caporetto.

Una struttura semplice dalle pareti bianche, usata per lo più durante le ricorrenze e le occasioni ufficiali: quando il calendario dedica spazio alla memoria, e il ricordo è un dovere da onorare.

Come le vittime tumulate qui, nelle mura del Sacrario italiano di Caporetto. I loro nomi sono incisi nella pietra: 7014 salme di cui 1748 ignote, raccolte in sei tombe ai lati delle scalinate centrali.

Sono state portate quassù, prelevandole dai cimiteri militari della zona, tra cui quello di Plezzo – dove sorge l’Isonzo. Erano sparsi in questa valle distesa da cui ora soffia un vento lieve.

Un sospiro leggero che sembra raccontare tante storie della grande Storia finite qui, sul colle di Gradič: dove arcate concentriche disegnano il profilo ottagonale del Sacrario italiano di Caporetto.

Per approfondire:
Wikipedia

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