Saline di Sicciole, oro bianco sloveno

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Estraendo il sale alle saline di Sicciole, Slovenia © Andrea Lessona

Estraendo il sale alle saline di Sicciole, Slovenia © Andrea Lessona

Infinita distesa cristallizzata, le saline di Sicciole sono mare astratto. Imprigionato e diviso in argini quadrati dall’uomo, viene prosciugato giorno dopo giorno dal sole. Insieme, nei secoli, hanno formato il più grande ambiente umido della Slovenia.

Mentre lo attraverso, camminando sulle strisce d’asfalto che lo attraversano, vedo la mia ombra allungarsi tremolante nell’acqua rimasta: entrambe spariranno presto, diventando sale.

Lo stesso che, ripetendo gesti lenti e antichi, sta rastrellando un uomo laggiù: qui, nelle saline di Sicciole, site nel comune di Pirano della regione Carsico-litoranea, e le più settentrionali del bacino Mediterraneo, tutto avviene come settecento anni fa.

Ecco perché, nei secoli si è creato un habitat unico in cui vivono specie vegetali particolari e una grande varietà di animali: questa è la località slovena più importante dal punto di vista ornitologico. Qui sono state avvistate 272 specie di uccelli, delle quali 90 vi nidificano.

I 650 ettari delle saline di Sicciole sono insieme di natura e storia che la Slovenia ha proclamato parco naturale nel 2001, mentre l’area del museo è diventata monumento culturale di importanza nazionale.

Gli edifici che lo ospitano si trovano alla fine della distesa: e si possono raggiungere a piedi o in bicicletta percorrendo i sentieri asfaltati. L’uso di macchine o mezzi a motori è proibito per i visitatori.

Nel museo, aperto per le visite dal 1° aprile al 31 ottobre, filmati proiettati in più lingue raccontano la storia delle saline di Sicciole, della gente che vi ha lavorato, della faticosa estrazione del sale: nei secoli, il metodo è rimasto uguale.

I salieri arrivano presto la mattina. Si cambiano d’abito nelle piccole capanne di fronte al mare astratto, e iniziano a rastrellare. Poi caricano i carrelli e li spingono sulle rotaie strette che scorrono lungo gli argini e portano il ricavato nella zona di smistamento.

Dopo mezzogiorno quando il sole brucia di più, mangiano un boccone e riposano la stanchezza su una branda scomoda. Nel pomeriggio mentre il vento soffia fresco dal mare, tornano a raccoglierne i frutti essiccati. Sino alla sera tardi, dopo il tramonto.

Nella parte settentrionale del parco, si trova il centro Thalasso Spa Leva Vida: inaugurato nel 2003, le sue piscine per la cura sono perfettamente incastonate nell’ambiente circostante, rispettandolo.

Lasciato il museo, salgo le scale che portano al terrazzo panoramico: da quassù, guardo in un solo sguardo l’infinita distesa cristallizzata delle saline di Sicciole, mare astratto contro le colline intorno.

Per approfondire:
Wikipedia

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