Caporetto, cent’anni dopo

di Andrea Lessona
29 novembre 2017
Caporetto

Nel centenario della 12a battaglia dell’Isonzo un viaggio nella memoria per riscoprire i luoghi della più grande disfatta militare dell’esercito italiano.

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Museo di Caporetto, scrigno storico

12 dicembre 2017
Museo di Caporetto, l'edificio © Andrea Lessona Museo di Caporetto, l'ingresso © Andrea Lessona Museo di Caporetto, la sala del grande plastico © Andrea Lessona

Aperta nel 1990, la struttura museale è tra la più importanti della Slovenia: tra le sue pareti conserva la memoria viva del più grande scontro della Prima Guerra Mondiale.

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Caporetto

Nel mio vecchio libro di Storia, Caporetto era un ricordo sbiadito: una pagina in bianco nero con la foto di un soldato morto sul filo spinato, e qualche riga per dire che il 24 ottobre del 1917, durante la Prima Guerra Mondiale, il Regio esercito italiano subì la sua più grande disfatta contro le truppe austro-ungariche e tedesche.

Cent’anni dopo, con quel volume sotto il braccio, ho attraversato il Nord dell’Italia in treno, e ho raggiunto i luoghi dello scontro. Oggi appartengono a un’altra nazione, la Slovenia, che li custodisce e li conserva con l’aiuto economico di vinti e vincitori.

Il mio viaggio nella memoria è iniziato proprio dal paese che dà nome a quel tragico evento. E che per noi, da allora, è sinonimo di sconfitta senza gloria, di perdita senza speranza, di tracollo senza futuro: Caporetto!

In questo villaggio, ora Kobarid in sloveno, ho scoperto il museo insignito nel 1993 del Premio del Consiglio d’Europa. Nelle sue sale disposte su due piani custodisce oggetti, armi e ricordi della 12a battaglia dell’Isonzo.

Secondo gli storici, fu uno dei più grandi scontri armati combattuto su territorio montuoso e, con l’11a battaglia dell’Isonzo, il più grande in terra slovena. Caporetto fu anche l’azione di sfondamento meglio riuscita nel primo conflitto mondiale, nonché uno dei primi esempi di battaglia secondo i criteri di guerra-lampo.

Uscito da lì, il mio libro di Storia si è arricchito di alcuni appunti e tante emozioni – insieme abbiamo salito la collina di Gradič, sovrastata dall’Ossario italiano inaugurato nel settembre 1938 da Benito Mussolini.

Le sue arcate concentriche racchiudono la chiesa di San Antonio. Ne ho attraversato il buio dalle pareti bianche per lasciare una preghiera e ricordare i 7014 combattenti italiani, noti e ignoti, che caddero durante la Prima Guerra Mondiale. I loro corpi vennero prelevati dai vicini cimiteri militari.

Il giorno dopo, ho superato il ponte di Napoleone distrutto nel 1915 dagli austriaci in ritirata e ricostruito dagli italiani. Poi ho raggiunto il museo all’aperto di Kolovrat dove un tempo scorreva il confine tra l’Austria-Ungheria e l’Italia. Oggi, è un percorso a cielo aperto di vecchie trincee, rifugi e bunker.

Fu qui che le truppe germaniche sfondarono le difese italiane e si aprirono la via verso la vittoria nella battaglia di Caporetto. Su questo crinale il vento soffia freddo, e racconta cose che da bambino non ho mai trovato scritta così nel mio libro di Storia.

Disceso da lì, ho raggiunto e pregato nell’ossario tedesco di Tolmin e in quello austro-ungarico di Loče. Perché la morte unisce sempre ciò che la vita terrena divide. Poi, dopo aver attraversato la misteriosa valle del fiume Tolminka, ho raggiunto la chiesa commemorativa di Javorca.

Dedicata allo Spirito Santo, si staglia contro le montagne intorno. Al suo interno, tavolette in quercia sembrano pagine di un volume. Ben più pesanti del mio sotto il braccio, hanno incise a fuoco i nomi dei 2564 soldati teutonici caduti qui vicino durante la Grande Guerra.

Sul finire del mio viaggio attraverso la battaglia di Caporetto, ho incontrato uno dei tanti collezionisti che abitano queste zone: gente comune che negli anni ha scavato la terra e dal passato ha portato alla luce armi, divise, oggetti personali dei soldati di entrambi gli schieramenti. E ha realizzato veri e propri mini musei privati.

Basta un’offerta da lasciare nella piccola cassetta all’entrata per visitarli, e farsi raccontare dai proprietari aneddoti curisosi e come e quando hanno trovato questi resti. L’importante è non chiedere dove – quello è un segreto che deve rimanere tale.

Prima di uscire, ho firmato il foglio delle presenze. E ho scritto gli ultimi appunti. Adesso, nel mio vecchio libro di Storia, Caporetto è una pagina colorata con tanti posti vivi ed emozioni vere.

Per approfondire:
Wikipedia

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Museo di Caporetto, scrigno storico

12 dicembre 2017

Le informazioni utili

Enti del Turismo

  • Fundacija Poti miru

    Gregorčičeva ulica 8,
    5222 Caporetto, Slovenia
    Tel: +386 5 389 01 66
    Web: www.potmiru.si

  • Slovenia

    L’Ente Nazionale del Turismo della Slovenia

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